Il Progetto

La crescente attenzione per la salute mentale della donna durante la gravidanza è giustificata da diversi fattori di ordine psicologico, medico, sociale, economico e culturale. Nonostante la diffusa consapevolezza del problema, poco si è fatto per prevenire, identificare e trattare in maniera sistematica la psicopatologia legata al periodo perinatale. Questo tipo di psicopatologia può avere conseguenze gravi sulla madre (maggior rischio di Depressione Post-Partum (DPP), complicanze ostetriche), sullo sviluppo psico-fisico dei neonati e sulla comunità stessa. Studi recenti indicano che circa il 10% delle donne manifesta sintomi depressivi clinicamente significativi durante la gravidanza e circa 1 donna su 8 soddisfa i criteri per episodi depressivi nei mesi che seguono la nascita del bambino. Un’anamnesi personale positiva per Episodio depressivo o Distimia aumenta in modo significativo il rischio per la Depressione nel post-partum, come pure una difficile relazione col partner, elevati livelli di stress vitali, complicazioni ostetriche e bassi supporti sociali. La depressione in gravidanza è un fattore di rischio per lo sviluppo di preeclampsia ed è un forte predittore della depressione post-partum. La percentuale di donne con depressione nel post-partum che sono state depresse durante la gravidanza differisce notevolmente a seconda delle diverse indagini, con variazioni tra 16% e 53% in due studi che avevano utilizzato la diagnosi clinica e 36% e 75% in studi che avevano utilizzato solo i livelli di sintomi. Inoltre, circa il 70% delle donne con depressione maggiore ricorrente trattato con farmaci fino a prima del concepimento presenta una ricaduta in gravidanza, soprattutto nel primo trimestre. A partire dal 2004 presso il Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Pisa si è costituita un’equipe di ricerca composta da medici psichiatri e psicologi che, in stretta collaborazione con il Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia (Unità Operative I e II) e l’Unità Operativa di Psicologia (Azienda Sanitaria Locale 5), si propone l’obiettivo di prevenire, individuare e gestire la psicopatologia del periodo perinatale. Questa collaborazione ha permesso la realizzazione di vari progetti di ricerca, la stesura di diverse pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e la nascita di un servizio ambulatoriale per rispondere alle crescenti richieste assistenziali provenienti da questa area critica. Il primo progetto di ricerca finalizzato alla valutazione standardizzata dei fattori di rischio di Depressione Post-Partum (DPP) promosso dalla Ragione Toscana e finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del “Programma per la Ricerca Sanitaria 2003: attività di ricerca finalizzata”, oltre che da enti privati quali l’associazione IDEA, Stella Major e la Pfizer® Italia, realizzato presso il Dipartimento di Psichiatria Neurologia Farmacologia e Biotecnologie dell’Università di Pisa e l’Unità Operativa di Psicologia (Azienda Sanitaria Locale 5) e condotto con la collaborazione del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia Unità Operative I e II dell’Azienda Ospedaliera Pisana. Lo studio multicentrico è stato coordinato dal centro di Pisa in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano e con la Clinica Psichiatrica della II Università degli Studi di Napoli. gli obiettivi primari del Perinatal Depression Research Screening Unit, sono stati quelli di valutare l’efficacia di uno screening per l’identificazione precoce ed il trattamento dei disturbi dell’umore nel periodo perinatale e di definire una batteria di strumenti facilmente utilizzabili in un ambito di prevenzione primaria. La Regione Toscana dedica particolare attenzione alla nascita e la considera una tappa fondamentale per la tutela e la promozione della salute dei bambini e delle madri, proprio a tale scopo è stato creato il “Percorso Nascita”. Il percorso inizia con il ritiro del Libretto di Gravidanza, un insieme di ricette con tutti gli esami periodici da effettuarsi durante la gestazione. Le prestazioni previste dal Libretto sono gratuite e assicurano il monitoraggio della gravidanza fisiologica. Il punto di riferimento del Percorso Nascita del Sistema Sanitaria Toscano è il consultorio. L’intera équipe consultoriale accompagna la donna durante tutto il percorso, sostenendola fisicamente ed emotivamente. In alcuni consultori, sono presenti inoltre i mediatori culturali che aiutano le donne straniere ad orientarsi in un paese che ha pratiche e strutture diverse da quello di origine. Il Ministero della Salute tramite il Centro Nazionale per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie ha approvato e finanziato, dal 26 Marzo 2009, lo studio denominato “Studio multicentrico in aperto sui fattori di rischio e sull’efficacia dell’intervento preventivo psicologico, psichiatrico e sociale sulla psicopatologia del periodo perinatale”. Il PND-ReScU si è proposto di introdurre, per le donne nel periodo perinatale, una rapida procedura di screening per la sintomatologia depressiva ed ansiosa, estesa anche a livello delle strutture territoriali. Lo screening condotto sul territorio, su un campione il più possibile rappresentativo delle gestanti e delle puerpere, consentirà di generalizzare i risultati già precedentemente ottenuti. La nuova ricerca prevede due ‘tempi’ di arruolamento: al momento della consegna del libretto di gravidanza presso i consultori e nell’immediato post-partum; l’arruolamento relativo al braccio gravidanza ha avuto inizio lo scorso 12 Gennaio 2010 presso i consultori di Bientina (Pontedera-Pisa), Ponsacco (Pontedera-Pisa), Navacchio (Pisa) e Via Torino (Pisa) mentre in data 2 Febbraio 2010 è iniziato l’arruolamento presso le Unità Operative I e II di Ostetricia e Ginecologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana relativo al braccio “post-partum”. In questi 2 mesi di attività sono state arruolate più di 140 donne gravide presso i consultori dell’Area di Pisa e Area Valdera, e 93 puerpere presso le Unità Operative I e II di Ostetricia e Ginecologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana. Le donne risultate positive allo screening sono seguite presso gli ambulatori dell’Unita Operativa II della Clinica Psichiatrica di Pisa e sono state sottoposte sia a visita psicologica che psichiatrica. Ogni paziente visitata ha ricevuto le cure del caso seguendo specifiche linee guida di intervento, considerando sia la gravità dei sintomi, che la storia del disturbo, la risposta agli eventuali precedenti trattamenti ed anche i bisogni della donna. In questo contesto, la donna ritrova una maggiore attenzione al disagio emotivo rendendo possibile esprimere i propri dubbi e le proprie difficoltà, in un periodo di vita comunemente etichettato come sereno.

Obiettivo futuro sarà quello di strutturare e consolidare un ambulatorio dedicato -ad hoc- per la gestione della psicopatologia perinatale sulla base dell’esperienza fin qui acquisita da parte della nostra équipe anche dei risultati che emergeranno dalla ricerca in corso. Permangono ancora alcune aree critiche d’intervento che necessitano una maggiore attenzione sia da parte della ricerca che della clinica:

1. La valutazione dell’impatto di una terapia psicofarmacologica sull’adattamento del neonato e sulla acquisizione delle normali tappe evolutive (sviluppo motorio, acquisizione del linguaggio e della stazione eretta e del controllo sfinterico) dalla nascita sino ai primi anni di vita. A tale riguardo il gruppo di ricerca aveva proposto nel 2007 un proprio contributo, con la partecipazione al Bando AIFA per la ricerca indipendente sui farmaci.

2. Le problematiche transculturali.
Migrare, far nascere e crescere i bambini in una società diversa da quella di origine, risultano scelte complesse; per la madre, la gravidanza può rappresentare un periodo di maggiore vulnerabilità emotiva e di insicurezza, pertanto, le famiglie migranti hanno spesso bisogno di una presa in carico che tenga conto della dimensione culturale della sofferenza psichica e dei disagi relazionali. Inoltre, di fronte a momenti delicati, come quelli di una gravidanza, bisogna tenere conto del fatto che ogni cultura ha rappresentazioni diverse della salute e ha proprie modalità di gestione.

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