Risultati

Reclutamento, drop-out e variabili demografiche delle partecipanti allo studio.


Dal febbraio 2004 al marzo 2007 sono state contattate 2598 donne; 2138 avevano le caratteristiche richieste per la partecipazione allo studio. Di queste 1066 (49.9%) hanno firmato il consenso informato e completato la valutazione al basale (3° mese di gravidanza), 1072 donne hanno rifiutato di partecipare allo studio per motivi che includevano: mancanza di tempo, mancanza di interesse per il protocollo di studio, per la convinzione che non sarebbero mai state depresse ed, in alcuni casi, per una resistenza da parte del partner. L’età media del campione era di 32.27 anni, la maggior parte delle donne era coniugata o convivente (92%); l’82.8% aveva un impiego e l’89.9% aveva almeno un titolo di scuola media superiore; il campione era per la maggior parte costituito da primipare (66%). Il 46.9% del campione (500) hanno completato lo studio al 12° mese postpartum mentre 566 (53.1%) hanno abbandonato lo studio. Le donne che non hanno completato lo studio erano significativamente più giovani (31.8 [4.1] vs. mean 32.8 [3.8]; t = 3.82, p < 0.001) ed erano disoccupate in una percentuale maggiore (8.6% vs. 4.5%; chi2 = 7.01; p = 0.008).


Psicopatologia di Asse I e compromissione funzionale al terzo mese di gravidanza. J Clin Psychiatry. 2008 Oct; 69(10):1617-24.


Sebbene sia stata storicamente evidenziata l’importanza dei disturbi mentali in gravidanza, ad oggi la ricerca si è prevalentemente concentrata sul post-partum. I pochi studi disponibili suggeriscono che i sintomi depressivi sono più rappresentati in gravidanza rispetto al post-partum; sebbene i disturbi mentali durante la gravidanza costituiscano un fattore di rischio per lo sviluppo di episodi depressivi durante il post-partum e nonostante i disturbi perinatali non trattati possano avere gravi conseguenze psichiatriche ed ostetriche nel breve e nel lungo termine, solo il 5% delle donne riceve un qualsiasi tipo di trattamento. Ad oggi, per quanto sappiamo, solo pochi studi hanno sistematicamente indagato la prevalenza, la comorbidità e la compromissione funzionale correlata alla presenza di disturbi di Asse I nella fase iniziale della gravidanza: nell’articolo recentemente pubblicato queste caratteristiche sono state indagate su un campione non selezionato di 1066 donne valutate a Pisa e reclutate fra la 12° e la 15° settimana di gestazione, in occasione della prima ecografia ostetrica. Al terzo mese di gravidanza, la prevalenza di un qualsiasi disturbo mentale in atto e nell’arco della vita è risultata rispettivamente del 26.3% e del 50.4%. Il 21.7% delle donne aveva almeno un disturbo d’ansia in atto; la prevalenza nell’arco della vita e al terzo mese di gravidanza del disturbo di panico (17.3% e 4.0% rispettivamente) era significativamente maggiore rispetto a quella delle donne della popolazione generale. La fobia sociale, l’ansia generalizzata e il disturbo ossessivo-compulsivo sono stati diagnosticati rispettivamente nel 3.8%, 1.9% ed 1.6% dei soggetti. Al terzo mese di gravidanza, nell’8.8% del campione, era rilevabile un disturbo dell’umore: in particolare, un episodio depressivo maggiore o un episodio depressivo in remissione parziale erano presenti nel 3% e nello 0.8% dei casi, mentre la depressione minore era diagnosticata nel 4.1% dei casi. Dieci gravide avevano una diagnosi in atto di disturbo della condotta alimentare (0.9%), mentre la diagnosi nell’arco della vita era riscontrabile nell’8.2%. La comorbidità tra disturbi d’ansia e dell’umore era ampiamente rappresentata 46% e l’adattamento socio- lavorativo risultava negativamente influenzato da essa. Nonostante la valutazione abbia riguardato un campione non clinico di donne, i risultati dello studio hanno permesso di evidenziare la presenza, in una donna su cinque, di almeno un disturbo psichiatrico al terzo mese di gravidanza, con percentuali ancora superiori per i disturbi nell’arco della vita; l’intero range di disturbi mentali era rilevabile nelle donne valutate: i dati del nostro studio sottolineano l’importanza di un’accurata anamnesi psichiatrica, per il possibile ruolo predittivo di una psicopatologia lifetime o nelle fasi iniziali della gravidanza sullo sviluppo di depressione postpartum.


Prevalenza, incidenza, ricorrenza e new onset di depressione nel periodo perinatale. Comprehensive Psychiatry (submitted).


La definizione di depressione perinatale rappresenta una particolare sfida per i clinici, in quanto le stime di prevalenza ottenute dai diversi studi sono difficilmente comparabili. Ad oggi, infatti, non esiste una visione univoca del fenomeno, è incerta la sua definizione operativa e di fatto non esistono studi che abbiano valutato sistematicamente l’incidenza della depressione perinatale. Il nostro scopo è stato quello di stimare la prevalenza, l’incidenza, il tasso di ricorrenza ed i nuovi esordi di depressione maggiore e minore (secondo i criteri del DSM-IV) nel periodo perinatale, nel campione di donne del PND-ReScU (il periodo di valutazione considerato è stato dal reclutamento al terzo mese di gravidanza, fino ad un anno post-partum). Le diagnosi di depressione maggiore e minore sono state effettuate utilizzando la Edinburgh Postnatal Depression Scale come strumento di screening, e la Structured Clinical Interview for DSM-IV Disorders, per la conferma diagnostica.
La prevalenza di periodo di Depressione Maggiore e Minore è risultata del 12.4% in gravidanza e del 9.6% nel post-partum. L’incidenza cumulativa di Depressione Maggiore e Minore in gravidanza e nel post-partum è stata rispettivamente del 2.2% e del 6.8%. I tassi di ricorrenza sono risultati circa doppi nel postpartum rispetto alla gravidanza. Le donne che all’entrata nello studio avevano una storia di depressione pregressa, presentavano un rischio tre volte maggiore rispetto al campione generale di sviluppare depressione nel periodo perinatale. Trentadue donne hanno sviluppato il loro primo episodio di depressione nel periodo perinatale: l’1.6% durante la gravidanza, il 5.7% nel postpartum. Le nostre stime sono sostanzialmente in linea con i dati della letteratura, eccetto i tassi relativi al postpartum, che risultano significativamente più bassi. Questo potrebbe derivare dal fatto che le donne a rischio sono state individuate precocemente e prontamente trattate nell’ambito dello studio, suggerendo come l’aver organizzato una rete multidisciplinare in grado di assistere e supportare le donne in gravidanza, abbia di fatto contribuito a ridurre l’impatto della depressione sulla donna e, potenzialmente, anche gli effetti negativi conseguenti a carico del neonato.


Fattori di rischio per la Depressione postpartum: il ruolo della Postpartum Depression Predictors Inventory-Revised (PDPI-R). Arch Womens Ment Health. 2009 Aug;12(4):239-49.


Scopo dello studio è stato quello di identificare la frequenza dei fattori di rischio di Depressione postpartum indagati dalla Postpartum Depression Predictors Inventory-Revised (PDPI-R) durante la gravidanza e nel primo mese dopo il parto nel campione PND-ReScU e determinare la validità predittiva della PDPI-R. Lo studio ha utilizzato un disegno prospettivo di coorte. Le donne hanno compilato la PDPI-R al terzo ed all’ottavo mese di gravidanza e al primo mese postpartum. Le donne sono state seguite prospetticamente attraverso tre differenti time points durante il postpartum, utilizzando la Structured Clinical Interview for DSM- IV Disorders per determinare la presenza di Depressione maggiore e minore. La versione prenatale predice rispettivamente il 72.6% ed il 78.2% dei casi di Depressione nei due time-points della gravidanza e la versione completa somministrata al primo mese postpartum predice l’83.4% dei casi di Depressione postpartum. I cut-off identificati sono stati un punteggio maggiore o uguale a 4 per la versione prenatale e di un punteggio maggiore o uguale a 6 per la versione completa. La PDPI-R è risultata un utile strumento di screening per la depressione post-partum.


Disturbo di Panico come fattore di rischio di depressione post-partum. J Affect Disord. 2010 Apr;122(1-2):139-43.


Anche se il ruolo dei disturbi d’ansia sullo sviluppo di depressione post-partum (PPD) è stato lungamente studiato in letteratura, ad oggi il Disturbo di Panico non ha ricevuto un’attenzione specifica. Obiettivo dello studio è stato quello di indagare il ruolo del disturbo di panico (DP), sia in atto sia pregresso, e della storia familiare per DP come fattori di rischio di PPD. Nello studio, di tipo prospettico osservazionale, sono state reclutate 1066 donne al 3° mese di gravidanza: di queste, 600 (56.3%) hanno completato la valutazione al 6° mese post-partum. I fattori di rischio per PPD presi in considerazione al basale sono stati i disturbi d’Asse I e la familiarità psichiatrica. Modelli di regressione logistica sono stati utilizzati per valutare l’associazione tra DP, storia familiare di DP e PPD. Quaranta donne (6.7%) avevano manifestato una depressione maggiore o minore nei primi sei mesi post-partum.
La presenza del disturbo di panico durante la gravidanza (RR = 4,25; 95% CI :1.48-12.19), la storia di DP (RR 2,47, IC 95%: 1.11-5,49) e la familiarità per DP (RR = 2.1; 95% CI :1.06-4 .4) sono risultati predittori di sviluppo di PPD. Il Disturbo di Panico rappresenta un fattore di rischio di PPD anche dopo aver corretto i risultati per fattori di rischio noti che includono una diagnosi di depressione maggiore sia in gravidanza che nell’arco della vita: sarebbe quindi auspicabile valutare la presenza di sintomi di DP durante la gravidanza per attuare specifici interventi preventivi.


Il ruolo predittivo di specifici disturbi d’ansia nello sviluppo dei diversi quadri depressivi del postpartum (sintomatologia depressiva vs. depressione maggiore o minore). J Affect Disord. 2010 Apr;122(1-2):139-43.


La Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) è lo strumento di autovalutazione più utilizzato nel modo per individuare la presenza di sintomatologia depressiva sia in gravidanza che nel postpartum (DPP). Tuttavia è stato evidenziato che l’EPDS non discrimina la sintomatologia ansiosa da quella depressiva, al punto che alcuni autori hanno suggerito di considerare due sottoscale: quella relativa alla fenomenica ansiosa e quella mirata alla sintomatologia depressiva; inoltre, circa il 50% delle donne con punteggi suggestivi di depressione (EPDS>12) sono in realtà falsi positivi. Questo studio ha indagato il ruolo di specifici disturbi d’ansia (disturbo di panico (DP), disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), disturbo post traumatico da stress (PTSD), disturbo d’ansia generalizzata (GAD) e fobia sociale (SF) nel predire diversi quadri depressivi del postpartum. In accordo con la letteratura il 41.5% ed il 44.9% dei quadri di DPP rilevati con l’EPDS al 1° ed al 12° mese postpartum erano falsi positivi. In generale si osserva che il ruolo predittivo dei disturbi d’ansia tende a decrescere dal 1° al 12° mese postpartum. Il DOC predice i falsi positivi al 1° mese postpartum (RR=8.66; 95%IC: 1.59-47.03), mentre il PTSD predice la sintomatologia depressiva al 12° mese (RR=12.2; 95% IC: 1.10-135.85). La SF predice sia una sintomatologia depressiva (RR=3.80; 95% IC: 1.34-10.46), sia la depressione maggiore e minore (RR=6.63; 95% IC: 2.11-20.85) solo al 1° mese postpartum. Il DP è l’unico disturbo d’ansia che mantiene un ruolo predittivo sia al 1° (RR=7.23; 95% IC: 2.31-22.66) che al 12° mese postpartum (RR=3.10; 95%CI: 1.16-8.22) per la depressione maggiore e minore con un effect size da moderato a grande.


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