Depressione in gravidanza e nel post-partum

Introduzione

La depressione è un disturbo molto frequente nel sesso femminile. Almeno una donna su quattro sviluppa nell’arco della vita un episodio depressivo e più frequentemente in un intervallo di età compreso tra i 18 e i 44 anni, che coincide con il periodo fertile [1]. La gravidanza è da sempre considerata un periodo di particolare serenità per la donna, associata a piacevoli emozioni e alla dolce attesa del lieto evento; tuttavia, contrariamente a quanto è dato pensare, non rappresenta un fattore protettivo per la depressione. Lo UK Confidential Enquiry into Maternal Deaths (CEMD) riporta che i disturbi psichiatrici sono responsabili di circa il 12% delle morti materne; il suicidio rappresenta infatti in Gran Bretagna la seconda causa di morte materna dopo la patologia vascolare [2].Una recente revisione della letteratura promossa dalla Agency for Healthcare Research and Quality ha rilevato tassi di prevalenza di depressione minore e maggiore in gravidanza tra l’8,5% e l’11,0%, e tra il 6,5% e il 12,9% nel primo anno post-partum [3]: tra queste, solo una piccola percentuale viene correttamente identificata, in parte perché alcuni sintomi depressivi vengono erroneamente attribuiti allo stato di gravidanza, in parte perché molte donne, nel tentativo di evitare uno “stigma”, prefericono “soffrire in silenzio” [4,5]. Nonostante la depressione in gravidanza rappresenti un fattore di rischio per lo sviluppo di preeclampsia [6] e costituisca un forte predittore per depressione nel post-partum [7], tra le donne depresse meno della metà riceve un trattamento adeguato nel periodo perinatale [8,9]. Queste donne hanno un rischio doppio di sviluppare un nuovo episodio depressivo nei 5 anni successivi [10] e i figli mostrano una maggior vulnerabilità ad alterazioni caratteristiche dello sviluppo: la depressione nel post-partum può infatti modificare la relazione tra madre e bambino [11] e può incidere sullo sviluppo del comportamento del neonato [12]; ciò è stato messo in relazione a problemi legati all’attaccamento [13,14], a un alterato sviluppo emozionale [15] e a difficoltà nelle successive interazioni sociali [16,17]. I bambini di tre anni sono già capaci di riconoscere lo stato affettivo delle proprie madri e di modulare le loro risposte in relazione a questo [18]. Le abilità cognitive [19], lo sviluppo del linguaggio [20] e i livelli di attenzione [21] sembrano essere negativamente influenzati dalla depressione materna. È stato infatti riscontrato che bambini di madri depresse presentano, nell’arco della vita, disturbi del comportamento con una frequenza dalle due alle cinque volte superiore rispetto alla norma [22,23]. Una depressione non riconosciuta e non trattata spesso può portare le madri a prendersi meno cura di sé; può associarsi a un aumentato rischio di suicidio e a una difficoltà a seguire le indicazioni ostetriche con possibile compromissione della nutrizione sia materna che fetale, maggiore probabilità di parto pretermine, basso peso corporeo alla nascita e problemi di relazione tra la madre e il neonato. La depressione può anche essere causa di maltrattamenti o di ridotta cura per i piccoli [24] e indurre o accentuare problemi coniugali fino alla separazione o al divorzio [25]. La morte materna o infantile, per quanto rara, può rappresentare il drammatico esito della depressione nel puerperio. Dati recenti suggeriscono che uno screening precoce può identificare le donne a più alto rischio di sviluppare un successivo episodio depressivo maggiore. In uno studio è stato riscontrato che, in un gruppo ad alto rischio, nei 3 mesi successivi al parto, solo l’8% delle donne che avevano ricevuto un trattamento mirato sviluppava depressione rispetto al 16% di un gruppo di controllo [11]. Nonostante questi elementi siano stati ampiamente documentati e le conseguenze sulla salute pubblica siano enormi e ben note, questi disturbi restano ancora poco riconosciuti e spesso poco studiati. Il costo sociale della depressione è enorme, essendo responsabile del 5,5% dei costi per le patologie del sesso femminile [26]: è noto infatti che la depressione colpisce le donne con una frequenza sovrapponibile a quella delle altre malattie a decorso cronico, con la sola eccezione dei disturbi cardiaci. Nel 2000, tra le donne Americane in età fertile la depressione ha rappresentato la prima causa di ospedalizzazione per fattori non ostetrici e più di 205 mila donne sono state dimesse dalle strutture ospedaliere con una diagnosi di Depressione [27]. Negli ultimi anni sono stati analizzati i possibili fattori di rischio di natura biologica e psico-sociale della depressione in gravidanza e nel post-partum e sono stati condotti studi per ampliarne la conoscenza, ma a oggi solo pochi interventi preventivi standardizzati sono stati sviluppati per ridurre il rischio di questa patologia perinatale.


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