Premesse storiche

Premesse storiche


La descrizione di casi clinici di disturbi mentali legati alla gravidanza risale al 460 a.C, quando Ippocrate descrisse “la febbre puerperale” quale conseguenza dell’intossicazione determinata dal liquido lochiale che, trasportato dopo il parto al cervello, determinava agitazione, delirium e “attacchi di mania” [28]. Successivamente, anche Galeno e Celso descrissero nei loro saggi quadri patologici indotti dalla gravidanza. Nell XI secolo, Tortula da Salerno, uno dei primi medici di sesso femminile, descriveva nel Passionibus mulierum curandarum, successivamente conosciuto come Trotula Major, la depressione puerperale come conseguenza di una gravidanza complicata: «se il ventre risulta troppo umido, il cervello si riempie d’acqua fin sopra gli occhi, e di conseguenza questa uscirà da essi». Solo più tardi Esquirol, parlando di ‘alienazione mentale’, descriveva in modo più sistematico le malattie psichiatriche delle gravide e delle puerpere [29] e nel XVIII secolo Marcé parlava di psicosi puerperale e di Depressione dopo il parto nel Traité de la Folie des Femmes Enceintes riportando la descrizione di 310 puerpere con una sintomatologia che includeva agitazione, deliri e allucinazioni, perdita o alterazioni della memoria e distinguendole da quei casi senza sintomi “psicotici”. Marcé riteneva che questi sintomi suggerissero uno specifico meccanismo organico: «La consistenza dello stato organico», spiegava «solleva un interessante quesito sull’origine fisiopatologica; una domanda immediata è se esiste una connessione tra le condizioni uterine e il disturbo mentale» e questa intuizione clinica precedeva nel tempo la scoperta dell’esistenza dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaie [30]. Per molti anni a seguire (1860-1967) la depressione nel post-partum non fu oggetto di studio e non venne considerata un’entità clinica distinta. Con i criteri diagnostici proposti da Kraepelin, le alterazioni dell’umore legate alla gravidanza furono incluse nelle categorie della Dementia Praecox, della malattia Maniaco-Depressiva, tra gli stati neurotici e tra le confusioni tossiche. Nel 1940 Jacobs affermò che «qualsiasi tipo di reazione che avvenga durante la gravidanza, compresa la psicosi puerperale, non esiste come entità clinica distinta». Fondeur e altri autori di poco successivi (1957) furono ancora più critici, affermando che «…non esistevano dati per parlare di depressione nel post-partum; come di psicosi universitaria in chi frequentava l’università». Di conseguenza, l’American Psychiatric Association (APA) nel 1952 rimosse il termine “post-partum” dalla prima edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders [31] e costruì uno schema diagnostico fondato esclusivamente sui sintomi della malattia [32]. Le malattie mentali del post-partum furono da allora in poi denominate disturbi schizofrenico, affettivo o tossico [33]. Indipendentemente dalla nosologia del DSM-IV [34], in cui il termine “depressione nel post-partum” è stato incluso sotto la denominazione Mood Disorders with a Post-partum Onset Specifer, oggi la maggior parte dei ricercatori riconosce il continuum di gravità del disturbo dell’umore all’interno del post-partum distinguendolo in tre categorie: blues del post-partum, depressione nel puerperio e psicosi puerperale.

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